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      "Il Sogno del Dormiente nel presepe"

                                                                                di Ciro Aurilia

 

La chiave di lettura della presentazione è il sogno.

Il tema del sonno e del sogno è stato affrontato in ogni epoca, letteraria e corrente di pensiero.

Il Sogno del Dormiente nel presepe'' mostra una visione della realtà, quella rimossa nell'inconscio ; in psicoanalisi i sogni sono di grande importanza perché la loro tonalità offre un nuovo punto di vista sulla realtà,permettono di capire alcune incoerenze della vita reale e di trovare rimedio.

I sogni sono strumenti di virtù.

In questa rappresentazione sono rappresentati dei personaggi  la loro visione è collegata ad un mondo onirico e simbolico ,di cui  sono sempre presenti nel presepe napoletano  settecentesco.

L'opera e di mia mano cosi pure le statue e rappresentano un giovane dormiente nell'atto estasiante di sognare , e accanto a lui il padre, Armenzio, in atteggiamento di attesa del risveglio “fantastico" del figlio,di nome Benino. Le figure  del giovane insieme al padre rappresentano la vecchia e la nuova generazione,  il Vecchio e il Nuovo Testamento.

 

Oh, vel perdoni il Cielo,

 che m’avete interrotto il più bel sogno,

 che mi facessi mai; tolto m’avete

 ad un vero gioire..lasciatemi dormire.”

(Versi scritti nell'opera teatrale: “Cantata dei Pastori”).

 

 


 

 Arte&Cultura

 

"La Pusteggia"

      di Ciro Aurilia

Ravenna

 

La pusteggia formata da un gruppo di suonatori di solito quattro o cinque che comprende anche il cantante, con chitarra battente, mandolini, nacchere e tammorra ed altri strumenti a corda e a fiato. I vecchi gruppi di pusteggia nascono nel 1200 con antichi canti onirici uno di questi “ Esce Sole”
Jesce sole, jesce sole, / Nu te fa cchiù suspirà. / Siente maje che le ffigliole, / hanno tanto da prià”Canto onirico di cui le antiche lavandaie del Vomero invocavano ha uscire il sole in una giornata nuvolosa per asciugare il bucato.
Esci sole, esci sole, / non farti più desiderare. / Senti come queste donne, / tanto ti pregano”.
Assieme a questo canto susseguono altri riti e canti popolari e politici come quello del ''Nun me chiammate cchiù donna Sabella,/ chiammateme Sabella sventurataaa/, aggio perduto trentasei castella,/ la Puglia bella e la Basilicata...''. che risale precisamente al 1442, dedicata con grande probabilità alla consorte del Re Renato d’Angiò.

 Nel 1500 si diffusero le “villanelle” formazioni di pezzi musicali nate a Napoli, con testo di poesia in lingua napoletana ed eseguite con più di un cantore. nel corso del '600 questi gruppi di posteggiatori si esibivano, oltre che nelle strade, soprattutto nelle taverne frequentate da ogni ceto sociale. A Napoli di taverne in quel secolo tra Posillipo, Vomero, Margellina e Spaccanapoli se ne contavano 114 e tra queste le più note : quella del Cerriglio (che si trovava nei pressi di Rua Catalana) e quella del Crispano (nell’area degli “Incarnati”). Nel ‘700 spiccavano come luoghi di posteggia le “pagliarelle dello Sciummetiello” e la Taverna delle Carcioffole questa taverna era nominata per grandi banchetti tra borghesi e popolani,vicino al Ponte della Maddalena dove si leggeva anche la famosa quartina. In questo periodo dei lumi stava per germogliare quella che un giorno sarebbe diventata la “canzone napoletana”. Nel settecento l'antica tradizione napoletana musicale rituale e religiosa inserisce “la pusteggia” nel presepe, simboleggaindo la musicalità delle strade del popolo napoletano

Alla fine nel periodo ottocentesco nasce “Funiculì-funiculà” canzone dedicata al grande monte Vesuvio e poi segue “Torna a Surriento”.
Accanto a queste canzoni ormai divenute parte del patrimonio culturale napoletano, dell’antica tradizione i canti tradizionali “Cicerenella” “Michelemmà”, e “Canzone marenara”. Attraverso questi posteggiatori ambulanti, erano diffusi in tutta Napoli e paesi Vesuviani.
Questi gruppi cantori girovaghi, improvvisavano e organizzavano serenate e incontri amorosi romantici sotto ai balconi della bella Napoli.
Nel 1900 le prime case musicali scritturano i maggiori poeti e musicisti napoletani di questi gruppi, concedendo loro un fisso stipendio. Inizia cosi il l'ento declino di questi gruppi posteggiatori e dunque della “pusteggia”.
Ma ancora oggi come allora, nonostante anche se a distanza di secoli dall’epoca d’oro della “pusteggia”, possiamo incontrare questi posteggiatori anche singolarmente verso via Tribunali angolo di via San Grecorio Armeno o presso l'osteria Carmine, una suonata che ci riporta alla memoria quei tempi antichi.

Ciro Aurilia
scenografo, scultore e studioso Arte presepe napoletano

"La Pusteggia" di Ciro Aurilia

 

 

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